La Corteccia Prefrontale Mediale: Preoccupazione o Prevenzione?

Corteccia Prefrontale Mediale

mPFC sta per Corteccia Prefrontale Mediale (Cortex Praefrontalis), una porzione del nostro cervello che ha un ruolo determinante nelle funzioni cognitive superiori. Secondo Alexander WH e Brown JW  (Medial prefrontal cortex as an action-outcome predictor. Nat Neurosci. 2011 Sep 18;14(10):1338-44. doi: 10.1038/nn.2921.), questa sembra essere una regione specificamente dedicata all’apprendimento e alla previsione della probabilità dei risultati delle azioni. Non è un caso che importanti alterazioni al neuroimmaging di tale regione (e non solo) siano riscontrate nei giocatori d’azzardo durante la loro attività preferita.

La mPFC  lavora costantemente andando a calcolare la probabilità dei risultati delle nostre azioni,  siano essi buoni o cattivi, registrando sia l’evento che conferma la previsione sia quello che la contraddice; in questo modo riesce ad integrare nella sua memoria gli esiti dell’esperienza reale e ad elaborare le successive azioni.

Come ha acutamente notato Sapolsky le zebre non si ammalano di ulcera poiché dopo essere state esposte ad un pericolo ed avere messo in atto una risposta di tipo Fly or Fight, ammesso di essersi messe in salvo, riescono a spegnere immediatamente la risposta stressante fisiologica e a riprendere la loro attività. E’ esperienza comune di come questo non valga per noi uomini che continuiamo a rivivere la situazione e ad elaborare modi diversi in cui avremmo potuto re-agire. Se da un lato questo rimuginio ha come conseguenza il mantenere attiva una risposta stressante (il nostro cervello infatti fatica a distinguere la realtà dall’immaginazione), dall’altro ci permette di poter prevedere un rischio simile nel futuro.

Come ogni cosa ha sempre un lato yin ed un lato yang così anche la nostra mPFC se da un lato ci procura preoccupazione e stress, dall’altro ci permette di evitare in futuro lo stesso problema tramite la prevenzione.

La soluzione sarà allora quella di ri-elaborare l’accaduto, riuscendo però a limitare le conseguenze negative del rimuginio costante. Questo è possibile mediante diverse tecniche di rilassamento e meditazione che vedremo nei prossimi articoli.

In ogni caso anche per i più “pensierosi” una buona notizia c’è: da uno studio del 2015 (Thinking too much: self-generated thought as the engine of neuroticism. Perkins AM, Trends Cogn Sci. 2015 Sep;19(9):492-8. doi: 10.1016/j.tics.2015.07.003.) pare che siano proprio questi soggetti quelli dotati di una maggiore capacità creativa.